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E' bene sapere
alcune cose fondamentali prima di affrontare il discorso vero e proprio
delle punture d'api.
Le api a differenza di altri insetti (quali vespe, calabroni etc.),
sono tra le piu' tranquille infatti, la loro aggressività, quasi sempre,
e' limitata a pochi metri nel raggio dell'apiario ,ovviamente mi sto'
riferendo all'ape italiana, il discorso cambia per altre specie.
La loro aggressività si manifesta principalmente in particolari situazioni
che andiamo ad analizzare:
Durante una visita , se si innervosisce la famiglia con bruschi movimenti
specie nell'estrazione dei telaini o la si fa in una giornata dell'anno
non consona;
In una situazione di pericolo per loro , se si sosta in prossimità dell'apiario
il rischio punture e' elevato ( per prossimita' si intende 1 o 2 metri
);
Tutte le volte che sono eccitate dal feromone dell'allarme, e cio' avviene
sopratutto quando si cominciano a ricevere le prime punture, sviluppandosi
tale feromone con l'espulsione del pungiglione insieme alla sacca velenifera.
Ecco perche', riguardo questa ultima situazione, il primo consiglio
che si da dopo aver ricevuto una puntura e' quello di allontanarsi velocemente
dall'apiario , oltre che togliere ovviamente il pungiglione per evitare
che tutto il veleno venga inoculato (l'operazione e' leggermente
dolorosa poiche' anatomicamente il pungiglione e' una specie di uncino
ricurvo a punta, che entrando nella pelle trova difficolta' per
uscirne ), naturalmente se si sta lavorando e' impensabile andarsene
via, quindi per evitare cio' si dovrebbe provvedere a priori usando
indumenti adatti, (possibilmente chiari) guanti, maschere etc. facendo
particolare attenzione che i tessuti utilizzati impediscano l'infilzarsi
dei pungiglioni.
Tutto il discorso fatto finora cambia se si e' allergici alle punture
di insetti, una sola ape potrebbe mettere a repentaglio la vita
dell'operatore (choc anafilattico), in tali casi si consiglia oltre
che una preventiva "copertura", la presenza di una cassettina
di pronto soccorso in cui vi siano i farmaci adatti per evitare
complicanze.
Nell'immagine
a sinistra , un pungiglione con la sua sacca velenifera , si puo' notare
che esso e' attaccato all'intestino finale dell'ape ,quando si stacca
per inocularsi , porta con se una parte di quest'ultimo , compromettendo
la vita dell'insetto. E' bene sapere che solo le operaie sono provviste
di pungiglione e che quello della regina e' ricurvo , tale da
evitarle di pungere .
IL VELENO D’API.
E’ secreto da due
ghiandole una acida e l’altra alcalina. Viene accumulato nella vescichetta
velenifera e all’atto in cui l’ape punge viene iniettato nella ferita
prodotta dal pungiglione. Il pungiglione accompagnato dalla sua vescichetta
del veleno continua ad iniettare veleno nei tessuti per diversi minuti
dopo la puntura. I movimenti peristaltici del pungiglione durano addirittura
ore se il paziente non l’elimina prima.Le quantità prodotte da un’ape
si aggirano sull’ordine di 0,1 - 0,3 mg, e variano a seconda della stagione.Il
veleno d’api contiene : acqua, istamina, melittina, una lisolecitina,
apamina e due enzimi oltre ad altre sostanze non note.Il veleno d’api
possiede proprietà terapeutiche (vasodilatatore, anticoagulante, tonicardio,
revulsivo) e viene utilizzato principalmente nella cura delle affezioni
reumatiche artrosi e di certe affezioni cardiache mediante apiterapia.
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