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"Lapis" edizione 01/03



Il gelido venticello d'avvio anno nuovo.

La Commissione Europea, con il cosiddetto Eurobarometro, si preoccupa di conoscere l'opinione dei cittadini tramite periodiche interviste e conseguente elaborazione e diffusione dei dati.
In merito alla politica agricola oltre il 90% delle risposte, dell'ampio campione di cittadini selezionato, privilegia la sanità degli alimenti con, a ruota, l'esigenza di proteggere l'ambiente nonché la qualità e tipicità del cibo.
Un'analoga inchiesta dell'Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione), commissionata dalla Coldiretti, rileva come la maggioranza degli italiani ritiene affidabili le produzioni agricole nazionali ma richiede maggiori informazioni in etichetta; esprimendo la disponibilità a spendere fino al 10 % in più pur di poter avere un made in italy garantito (con i tempi che corrono non è poco).
Nello stesso tempo gli uffici comunitari impiegano vari mesi a raccogliere le obiezioni al riconoscimento del Miele Vergine Integrale, orchestrate dall'associazione europea degli importatori FEEDEM, cui si sono tristemente accodate alcune "organizzazioni apistiche", e concede all'Italia solo pochi giorni per presentare le proprie controdeduzioni.
Il direttore della Sicurezza alimentare della Commissione U.e., Paola Testori Coggi, asserisce che non è stato senza difficoltà il blocco delle importazioni dalla Cina popolare ed in tutta tranquillità afferma: "E' molto difficile garantire che le importazioni presentino i nostri stessi standard".
Possiamo dedurne che con gran fatica prevarranno negli uffici di Bruxelles le esigenze e le richieste dei consumatori e dei produttori rivolti alla qualità europei.
E', conseguentemente, probabile che entro i primi mesi dell'anno nuovo ingenti quantitativi di prodotti apistici cinesi siano riabilitati all'importazione in ambito comunitario, nonostante l'ennesimo rinvenimento di residui di streptomicina in mieli di tale provenienza, così come documentato da un recente comunicato dell'agenzia per gli alimenti inglese. L'impressione è che la maggior difficoltà alla ripresa delle importazioni sia dovuta più alla scarsa agilità ed intelligenza della problematica da parte cinese che non alla serietà e rigore dell'apparato comunitario.
Se tutto ciò è addebitabile alla farraginosità ed alla subalternità agli interessi delle lobby economiche dell'euroburocrazia le cose non procedono al meglio neanche in casa nostra.
La campagna dell'U.N.A.API. sullo stato di calamità dell'apicoltura che ha avuto tale risonanza sui media ed ha sortito un grande riconoscimento politico fatica, però, a tradursi in un provvedimento amministrativo efficiente consentendo l'erogazione tempestiva del piccolo aiuto pubblico ai produttori apistici colpiti dalla mala stagione.
La richiesta avanzata, nel contempo, d'includere sciami ed api regine come finanziabili nel regolamento 1221 sconta invece la presenza nelle sedi istituzionali di "rappresentati apistici" così poco legati agli interessi concreti del settore da imporre, quale conditio sine qua non, un attestato di "purezza genetica" che non ha e non può avere, allo stato attuale, alcuna valenza e corrispondenza con la realtà.
Mi viene il dubbio che se è vero che "stare a tavola allunga la vita", come sosteneva il buon Artusi, vi sia il fondato rischio che invece l'adoperarsi per portare buoni alimenti sul desco comporti un accorciamento della vita.
Non voglio, però, data la difficoltà d'avanzare contro vento, dar la soddisfazione a "lor signori" di vederci abbandonati allo scoramento ed alla sfiducia e quindi, nel clima prenatalizio in cui scrivo, esprimo a tutti noi l'augurio più sentito per le battaglie che ci aspettano e per la prossima stagione.
Ciò che l'Unione degli apicoltori depone sotto l'albero natalizio del settore apistico, quale segno augurale per il nuovo anno non è poco:

  • Una nuova e rinnovata capacità di comunicare da parte degli apicoltori,
  • Una vasta pubblicistica, da apicoltori per gli apicoltori, sullo stato dell'arte (da L'Apis ai Quaderni dell'apicoltore ed al libro di B. Pasini e T.Falda sulle regine),
  • Un C.D. per la conoscenza del miele per percorsi didattici ed iniziative promozionali e di comunicazione,
  • Un sito zeppo d'aggiornamenti (www.mieliditalia.it) quale vetrina dell'eccellenza apistica, nonché ricco strumento d'informazione, d'organizzazione e di lavoro,
  • Centinaia e centinaia di corsi di formazione, svolti in tutt'Italia, sugli argomenti più vari, tenuti da un omogeneo ed agguerrito gruppo U.N.A.API. di tecnici qualificati,
  • Un organismo d'interfaccia efficace, tra il campo e le ricerca, per la lotta alle patologie; come ulteriormente confermato dall'ottimo convegno della Commissione Sanitaria U.N.A.API., appena conclusosi a Rimini,
  • Un evento di lavoro e d'incontro fuor dal comune dell'apicoltura produttiva, quale sarà il prossimo 12/16 febbraio 2003 il Convegno Nazionale dell'apicoltura professionale a Zafferana Etnea.
    L'auspicio è che, nell'avvalersi ed utilizzare tali preziosi strumenti e "doni", sempre più apicoltori vogliano rendersi partecipi della dinamica associativa ed attivarsi per assicurare "lunga vita" al comparto apistico.
    Francesco Panella
    Giuncarico (Gr)
    16 12 2002