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"Lapis" edizione 01/'04



Apicoltura produttiva: navigazione a vista!

I lavori della Commissione Sanitaria U.N.A.API., tenutasi nei giorni scorsi a Rimini, cui hanno partecipato oltre 150 rappresentanti e tecnici di associazioni ed enti ed un folto e consistente numero di apicoltori di mestiere, ci hanno consentito una prima messa a punto della situazione del comparto.
o Lo stato degli allevamenti apistici è gravemente compromesso in ampie zone del paese. Calamità climatiche, cambiamenti culturali, trattamenti fitosanitari ed insetticidi sono gli ingredienti della micidiale miscela che provoca in Italia e nel mondo una crescente e sconvolgente caduta delle capacità produttive apistiche ed il degrado della sanità degli allevamenti. L'intersecarsi di tali malefiche variabili nei diversi ambiti territoriali e botanici dispensa in modo imprevedibile la disdetta e lo squilibrio delle famiglie d'api. In molti casi solo il ricorso alla nutrizione artificiale, già in periodo estivo, ha consentito di circoscrivere e limitare i danni. La siccità, la carenza di polline hanno provocato morie estese nel nord est, segnatamente in Friuli Venezia Giulia, con paurosi fenomeni di saccheggio e di reinfestazione. Apiari con scorte insufficienti con popolazioni scarse ed inadeguate sono segnalati in molte regioni e sono circoscritte le zone in cui non vi siano apicoltori preoccupati ed in apprensione per la ripresa primaverile.
o L'efficacia dimostrata dai diversi principi attivi per abbassare la soglia di varroa con il trattamento tampone lascia a desiderare in più di una situazione. Il timolo nei suoi diversi formulati non ha, nell'insieme, dato le performances che le medie di temperatura estiva potevano far sperare. In più di un contesto si ha ragione di ritenere vi sia resistenza al cumaphos. L'Apistan ed il fluvalinate sono stati usati in molte zone, negli ultimi due anni, ripetutamente ed a sproposito con le ovvie conseguenze di ridotta capacità d'abbattimento.
o In parecchi ambiti territoriali sono crescenti le difficoltà per realizzare un piano di lotta coordinato ed organizzato; per tale motivo molti produttori apistici si stanno riducendo all'uso di una mistura e sovrapposizione di più principi attivi con i rischi residuali conseguenti.
o Non sono in corso in Italia, per quanto ci è dato di sapere, lavori di ricerca che facciano sperare in qualcosa di nuovo e di applicabile in campo.

A tali elementi di preoccupazione fanno da contrappunto alcuni piccoli, ma significativi passi in avanti.
o La somministrazione invernale dell'acido ossalico per sublimazione con il Varrox è stata testata e reiterata in molte aziende apistiche sparse sull'intero territorio nazionale con un primo bilancio d'esperienze molto positivo sia per l'efficacia e sia, soprattutto, per la ripetibilità del trattamento senza conseguenti apprezzabili danni alla popolazione d'api. Varie le piccole novità tecniche fra cui un apparecchio con 20 Varrox in serie, alimentati da un generatore con trasformatore di corrente, il cui prototipo sperimentale è stato predisposto e testato da Aspromiele. Peccato che un solo Istituto di ricerca abbia ritenuto di dedicare un poco di tempo ed energia per la verifica in campo di questa metodica di somministrazione e per la comparazione dei danni alle api rispetto all'acido ossalico sgocciolato in soluzione zuccherina.
o L'attivazione di misure di sostegno per la stagione apistica calamitosa dell'anno 2002 potrebbe, finalmente, diventare realtà. L'U.N.A.API. con la tenacia e la testardaggine di noi apicoltori continua a fornire un contributo propositivo ai soggetti istituzionali affinché la procedura possa avere una qualche percorribilità. E' noto che nel nostro paese la passione per la complicazione burocratica inficia sovente le migliori intenzioni, ma anche il solo riconoscimento del diritto dell'apicoltura ad un aiuto in caso di gravi difficoltà, come gli altri comparti zootecnici, è pur sempre un precedente di qualche rilievo.
o In Francia la battaglia degli apicoltori contro Imidacloprid e Fipronil potrebbe a breve fornire alcuni primi significativi risultati. Emergono, e sono dimostrati, sempre maggiori rischi di persistenza e residualità (ivi compreso nel latte di mucche alimentate con mais trattato!) e si evidenzia, senza possibilità d'equivoco, la mancanza d'indipendenza ed imparzialità di parte dei ricercatori e dei pubblici poteri rispetto alle multinazionali.

Scrivo queste note in un piacevole agriturismo in un bel paese campano noto per il suo eccellente olio, dopo aver partecipato ad un affollato corso, con oltre 100 ore di docenza, organizzato con intelligenza e propositività dalla Regione Campania in collaborazione con la locale associazione. Ciò che più mi colpisce è la domanda, la partecipazione, la tenacia di una nuova leva di apicoltori che stanno affrontando, pieni di buona volontà, di entusiasmo e di potenzialità di crescita, i flutti di questo universo sempre più agitato ed incerto. Molti di questi giovani sono stati incentivati dai contributi del regolamento 1221, dal prestito d'onore e dalle misure per l'insediamento rurale. Nonostante le buone quotazioni del miele, in questa congiuntura di mercato, tutta questa nuova leva di apicoltori non riesce a portare "fieno in cascina" per le crescenti difficoltà del produrre. Fare apicoltura sembra, oramai, una somma di battaglie che richiede sempre più alta capacità imprenditoriale ed affinamento continuo del bagaglio e dell'inventiva professionale.
L'Unione degli apicoltori sta portando il suo contributo per cercare una rotta che consenta di navigare in questi frangenti agitati e per costruire insieme un futuro.
Chi altri può sostenere di fare altrettanto? Con chiunque fattivamente si prodighi in questo senso siamo più che disponibili a collaborare.

Francesco Panella
Flumeri (Avellino) 10 dicembre 2003