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"Lapis" edizione 02/'04



Professionisti d'nformazione?

Il giorno di Santo Stefano mi scrive una e-mail l'amico e collega Guido: "Nella popolare trasmissione televisiva "La prova del cuoco" di giovedì 25/12/2003 alle ore 20,30, mentre si preparava un dolce al miele, l'ospite fisso Beppe Bigazzi afferrando il vaso di miele di acacia utilizzato per la preparazione affermava: "questo prodotto è certamente contraffatto in quanto apicoltori disonesti pongono davanti agli alveari recipienti di melassa per nutrire le api...., si comprende questa sofisticazione dal modo come fila uscendo dal vaso"; quindi con gesto plateale rovesciava il miele nella spazzatura affermando di farlo per l'incolumità delle centinaia di persone che avrebbero assaggiato quei dolci.
La trasmissione prosegue e poco dopo entra in scena un altro vaso di miele d'acacia che dopo un rapido esame, Bigazzi giudica: "genuino, ma aggiunto di aromi artificiali per esaltarne il sapore".
A questo punto interrogato su come scegliere il miele affermava: "bisogna scegliere quello con la dicitura vergine integrale..., bisogna scegliere quello italiano con la fascetta tricolore".
Sicuramente questo quadro dà una immagine lesiva di tutta la nostra categoria, produce informazioni sbagliate che generano confusione nei consumatori.
Possiamo fare qualcosa o dobbiamo subire passivamente questa valanga di frottole?
Che dire, queste poche righe sono state sufficienti per riempirmi di un senso di scoramento.
Uno dei problemi più seri per la pubblica sanità è giust'appunto quello di un diverso rapporto con i dolcificanti e gli zuccheri. L'obesità cresce in modo impressionante anche nel nostro paese, con tutte le conseguenti problematiche di salute, e colpisce sempre più le nuove generazioni. Consumare meno zuccheri e privilegiare quelli migliori per l'organismo, imparando a conoscerli ed apprezzarli in luogo di merendine industriali a base di grassi insaturi e saccarosio, questo dovrebbe essere il cuore di un messaggio.
E invece il contributo d'orientamento, d'informazione da parte del più importante organo di comunicazione pubblica, la RAI, in un momento di massima audience è questa misera serie di panzane macroscopiche proposte da questo suo pseudo esperto di alimentazione.
E' pur vero che in quasi tutte le occasioni in cui si ha conoscenza o competenza diretta di un fatto o di fenomeno la versione che ci viene propinata dai media ci fa dubitare addirittura che si tratti della stessa cosa che noi abbiamo visto o di cui siamo a conoscenza diretta. La superficialità e la panzana, se proposte dai media, diventano nell'epoca attuale, con gran facilità, patrimonio condiviso a meno che notevoli energie e risorse non siano investite per affermare una visione più critica del reale.
Cercheremo, è ovvio, con i mezzi di cui disponiamo di porre un primo riparo al grave guasto creato, ma dobbiamo anche prendere atto che non è attraverso i dictat paternalistici e dall'alto (come quello sulle dimensioni delle porzioni nelle mense) che si orientano le modalità di consumo, ma sapendo far crescere altrimenti la cultura e le possibilità di scelta dei consumatori. E' necessario proporre la conoscenza dei mieli, delle loro origini botaniche e territoriali, delle loro caratteristiche, degli enormi elementi di differenziazione qualitativa in comparazione allo zucchero da cucina.
In questi anni gli apicoltori italiani molto hanno lavorato in tal senso, ma non basta e l'augurio è che nel 2004 si riesca a fare di meglio perchè cresca la cultura dei mieli e non quella degli asini in cattedra.
Francesco Panella
Novi Ligure 2 gennaio 2004