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"Lapis" edizione 03/'04



Contaminazione!

Il concetto espresso dal titolo ricorre con sempre maggiore frequenza nel mondo della produzione e commercializzazione del miele.
Questo è il tenore dei messaggi che all'U.N.A.API. arrivano, in un crescendo impressionante:
"Con la presente si comunica che è scattata la procedura di Allerta Sanitaria Permanente Comunitaria per il miele naturale con origine: Romania - Turchia. Per la Romania la segnalazione è scattata in Germania (Amburgo), il giorno 11/02/04, per la presenza di Streptomicina. Per la Turchia la segnalazione è scattata in Inghilterra, il giorno 22/01/04, per la presenza di Nitrofurano (metaboliti) - Furazolidone (AOZ) ".
Il rinvenimento di residui non ammessi riguarda più che altro mieli extraeuropei, ma sono frequenti, anche, segnalazioni di partite di miele contaminato prodotte in Italia.
Sulfamidici, Tilosina, Sulfatiozolo, Terramicina ecc. sono alcune delle sostanze rinvenute in mieli d'origine nazionale e ci è giunta notizia, addirittura, di un notevole quantitativo di miele prodotto in nord Italia, accompagnato oltretutto da relativa certificazione quale prodotto biologico, con residui di nitrofurano.
Senza addentrarci nelle problematiche di valutazione dell'affidabilità di alcuni laboratori d'analisi, di complesso iter dei contenziosi analitici, delle pesanti sanzioni, dei sequestri e dei ritiri sul mercato, dobbiamo, credo, prendere atto che:
" Le tecniche e le capacità analitiche hanno fatto negli ultimi anni passi da gigante con una conseguente crescente affidabilità anche nella "lettura" di una matrice difficile quale il miele.
" Molti apicoltori trattano sistematicamente gli alveari con antibiotici e passare ad altri metodi di prevenzione e lotta, oltre ad essere complesso, necessita di un non facile salto di cultura, di capacità e di logica economico/gestionale.
" Vi sono "scuole", evidentemente internazionali (vedi il rinvenimento di nitrofurano e di tilosina in vari paesi e di cloramfenicolo in Cina), che utilizzano sostanze non per la loro particolare efficacia batteriostatica ma poiché pensano non siano ricercate.
Quanto per anni abbiamo paventato sta accadendo: mercato e consumatori non accettano nel miele le presenze residuali che sono, invece e purtroppo, abituali e legali in alimenti d'uso quotidiano quali uova e latte. L'assunto è ragionevole, semplice ed ha più che un fondamento: se il miele non è puro e naturale, perché devo sceglierlo e pagarlo di più, rispetto agli altri dolcificanti? La consapevolezza della gravità della situazione è tale che ha consentito l'inusuale presa di posizione unitaria dell'intera filiera europea che potete leggere nella pagina accanto.
Se l'immagine del miele non è coniugabile con la presenza di residui di antibiotici si apre una prospettiva di non facile compatibilità tra le due "anime" presenti nel comparto della produzione e proposta al consumo di miele.
Né può stupire che questa contraddizione tocchi anche la realtà produttiva nazionale.
Peraltro l'italianissima multinazionale Parmalat, con mezzi e connivenze criminali, ha creato un "buco" immenso nell'esplicito tentativo d'imporre la peggiore omologazione al ribasso della qualità, con l'invasione d'interi mercati con un prodotto scadente, in contesti abituati ad elevati consumi di latte fresco.
Quella parte della filiera produttiva del miele che comprende che l'assenza di residui è un prerequisito, ha di fronte un cammino in salita che implica: diversa intensità di ore/lavoro per alveare, tecniche d'igiene preventivo ed utilizzo di tutti gli strumenti per la profilassi ed il controllo delle patologie pestose.
Quella parte della filiera ha anche il dovere ed il diritto di chiedere conto dell'uso delle non indifferenti risorse disponibili in Italia per il miglioramento genetico.
Solo uno sciocco può immaginare che la prevenzione possa ridursi alla selezione ed al consolidamento ed uso di regine igieniche, ma non è da sciocchi chiedere, proporre e pretendere che si lavori sodo con l'obiettivo di disporre a breve anche di questo strumento nella gestione delle api e lotta alle patologie.
Nostra speranza ed impegno è che quella parte della filiera italiana di produzione e commercializzazione del miele, capace di coniugare qualità, assenza di residui ed economicità gestionale, sia la più ampia possibile.
E' una sfida difficile, ma non impossibile che però pretende un altro approccio, un diverso impegno/investimento ed apertura visuale da parte dei molti che predicano bene, ma razzolano male.
D'altronde come ci insegna Lao-Tse:
"Quella che il bruco chiama fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla"
F. Panella, Novi Ligure 15 2 04