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"Lapis" edizione 03/05



La Sindrome Cinese


Primavera: le nostre api ricominciano il loro instancabile, brulicante andirivieni e noi con loro! Ci accingiamo ad affrontare una nuova stagione di fatiche, trepidazioni ed appassionate sfide.
E proprio in questo momento di progetti e programmi è, forse, di qualche utilità rammentare che:
o è in continuo aumento il numero e la varietà dei paesi e dei soggetti economici che offrono miele sul mercato internazionale;
o l'andamento del cambio euro/dollaro penalizza molte nostre produzioni tipiche e, non ultimo, il miele che ha come divisa internazionale di riferimento il biglietto verde statunitense;
o nell'estate 2004, senza garanzia sanitaria di sorta (se non superiori esigenze di scambio economico con il Gigante d'oriente), è stata riaperta l'esportazione dalla Cina di miele, ma anche di gamberetti, carne di coniglio...;
o le autorità cinesi sono, con molte difficoltà, protese a cercare di pulire dalla contaminazione di antibiotici le loro produzioni zootecniche (e non solo ricorrendo alla "lavatura del miele a valle della produzione" attraverso microfiltrazione, ma cercando di migliorare le loro più che discutibili pratiche produttive);
o la quantità di miele cinese sbarcata nei porti europei è al momento ancora limitata;
o ciò nonostante le quotazioni internazionali del miele, a partire dalla data stessa dalla notizia della riapertura degli scambi con la Cina, sono in progressivo calo, attestandosi oggi, per una buona quantità di barili di un millefiori chiaro, franco destino e tutti gli oneri compresi, ad una quotazione di poco superiore ad 1 e al kg.
Di questo, anche, come di necessarie regole ed obblighi reciproci nel commercio internazionale, si è discusso con preoccupazione e propositività al convegno di gennaio ad Arona.
Nelle intense giornate di lavoro di quel convegno un dato saltava agli occhi: l'inedita percentuale di visi giovani e di nuove leve che gremivano la sala.
L'augurio è che vi sia adeguata consapevolezza delle ricorrenti e possibili fluttuazioni del mercato internazionale del miele e che i piani di sviluppo delle nuove aziende, così come di quelle in crescita, non abbiano troppo confidato sulla stabilità delle quotazioni spuntate in occasione della grave crisi di carenza di materia prima, mai altrimenti verificatasi per questa derrata.
E' indispensabile che il ritorno economico e l'ammortamento dei notevoli investimenti cui si è indirizzata, negli anni recenti, l'apicoltura produttiva italiana siano valutati con la dovuta attenzione e precauzione.
Se guardiamo però alla situazione economica nazionale di molti altri settori agricoli o zootecnici, dobbiamo prendere atto che in confronto non possiamo certo lamentarci. L'impollinazione garantita nel 2004 da diversi apicoltori meridionali ha vissuto una difficoltà inedita, di pagamento del servizio, poiché per gli agricoltori non v'è stata in molti casi, nemmeno, convenienza di raccogliere il frutto pendente nei campi.
L'attenzione, l'oculatezza e la prudenza nella decisione degli investimenti è però in molti, specie fra i più anziani, accompagnata dalla consapevolezza e memoria dell'esito di altri "fantasmi e paure" suscitati nel recente passato da competitori apparentemente invincibili quali la Spagna al suo ingresso nell'U.e., il Giappone e poi le altre tigri asiatiche con il loro unico ed inimitabile sistema di produzione. La complessità dei fattori che costituiscono l'insieme di una moderna economia e l'incidenza di quelli segnati dall'arretratezza ha portato ad un ridimensionamento della pericolosità delle giovani potenze economiche; in particolare quando questi timori hanno stimolato la vecchia Europa a non sedersi sugli allori ed a tirarsi su le maniche per trovare strade innovative per portare a sistema e tradurre in punti di forza le sue specificità.
E' di questi giorni il primo riconoscimento in Cina, nella patria dell'arte di copiare, della necessità di difendere la proprietà intellettuale delle opere.
Il progettista del parco antropologico di Torino, l'architetto Brandajs, ha ben saputo nel modo più sintetico esprimere l'attitudine e l'impegno per ciò che verrà: "Domani, la parola che ci fa uomini!"
Francesco Panella
Novi Ligure 16 febbraio 2005

P.s. In dicembre scrivevo: "Grazie ad un apprezzamento crescente e ad un sensibile aumento delle vendite e di abbonati, L'Apis da gennaio in avanti avrà una sgargiante nuova veste, tutta e sempre a colori, come l'infinita tavolozza delle mille sfumature del mondo apistico, che la riempiono".
Quale impegno di ulteriore crescita, e nostro concreto segno ed augurio per il domani dell'apicoltura italiana, L'Apis di marzo/aprile, ma non solo questo dei 9 numeri annui, vi accompagna nella primavera con un notevole incremento di articoli, di contributi ed ovviamente con più pagine a disposizione.