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"Lapis" edizione 06-07/02


Mala tempora

Necessita, sempre, un certo lasso di tempo tra la stesura di queste note e l'arrivo di L'Apis agli abbonati. Lo ricordo a me stesso, nella speranza che la situazione, nel frattempo, migliori.
Scrivo, infatti, su una tastiera, grondante di sudore, in un mese di giugno caldo come pochi.
La stagione è partita male e sta proseguendo peggio:
o le produzioni primaverili sono state inesistenti in gran parte del centro della penisola e mediocri al sud e al nord.
o Fenomeni di sciamatura reiterati hanno sconvolto l'allevamento di più di un produttore apistico.
o In vasti areali le famiglie d'api faticano a trovare il loro sostentamento dall'inizio della primavera. Gli sciami non riescono a svilupparsi. La mancata costruzione di nuovi favi è l'indice di gravi e prolungate carenze di raccolto. Pur nelle ottimali condizioni "canoniche" di temperatura/fioritura/umidità per il flusso nettarifero, la bottinatura non riesce a garantire, da mesi, neanche l'accumulo di scorte nel nido.
o Una recrudescenza delle malattie della covata si é sviluppata, a macchia di leopardo, quasi ovunque con una situazione di stress di interi apiari e di sintomi non coincidenti con la descrizione da manuale, in particolare per la peste europea.
o Agli avvelenamenti primaverili (su fruttiferi e mais in semina) si aggiungono quelli di giugno, particolarmente disastrosi in Veneto e con alcuni gravi casi in Piemonte, a seguito dei trattamenti sui vigneti per combattere la flavescenza dorata. Evidentemente il ritrovamento di fenitrothion in svariati campioni di api morte, lo scorso anno in Piemonte, non è stato sufficiente alla messa in opera di adeguate precauzioni e modalità dei trattamenti a difesa della vite.
Woody Allen sostiene che i guai sono come i fazzoletti di carta: ne sfili uno e ne vengono fuori dieci.
Potremo, meglio, formulare un bilancio stagionale d'insieme in agosto, periodo in cui non é differibile il trattamento tampone per la lotta alla varroa. Pure nella strategia di lotta sanitaria alle patologie apistiche dobbiamo registrare l'impressione di una strada perennemente in salita con difficoltà di varia natura e genere. Chi prospetta facili, ed illusorie, scorciatoie con la riproposizione di un principio attivo che è, oramai, fuori gioco si assume, una volta di più, gravi responsabilità. Le poche speranze di possibili passi avanti sono riposte nel metodo di somministrazione dell'ossalico per sublimazione, ma necessitiamo di un intero inverno di prove sperimentali ed applicative per poter verificare se, nel nostro contesto, si ottengono risultati concreti e corrispondenti alle attese.
In un quadro che vede non poche aziende e produttori in una grave crisi di redditività ed economicità dell'attività non si prospetta, neanche, una situazione di mercato particolarmente facile.
Ci sono alcuni, primi, segnali di insufficiente approvvigionamento del mercato del miele (non scordiamoci che la Cina, fuori giuoco, è primario fornitore del mercato europeo), ma distribuzione e consumatori accoglieranno con difficoltà aumenti di prezzo percentualmente significativi. Siamo ovvero, ad oggi, un settore produttivo in gravi difficoltà e con grandi limiti nel far conoscere la situazione in cui versa.
La comunicazione verso il consumatore non è, certo, il punto forte del sistema agricolo italiano.
Nel 2001, infatti, l'insieme di tutto il mondo produttivo agricolo italiano ha effettuato un investimento in comunicazione di 87 milioni di euro, a fronte di una comunicazione complessiva del settore agro-industriale di 4.133 milioni d'euro (dati AcNielsen-AdEx).
Il miele, in compenso, è costantemente caratterizzato dalla totale assenza di significativi investimenti di comunicazione al consumatore.
Eppure gli americani sostengono che: "Reputation is repetition".
Siamo ben consci che esistono canali promozionali diversi dalla pubblicità e dagli irraggiungibili spot, quali ad esempio il collocare il miele nel contesto della promozione di un territorio nel suo insieme, grazie alla quale potremmo ottenere un qualche risultato. Dopo quest'annus horribilis troveremo, ancora, il modo di raccogliere le forze per far conoscere ed affermare un poco delle nostre peculiarità?
E' nelle difficoltà, quelle più gravi, che forse assume senso quella bella frase di Hannah Arendt che suona più o meno così: "Con il passare del tempo ci accorgiamo che le cose importanti della nostra vita sono quelle a cui siamo rimasti fedeli".

Francesco Panella
Novi Ligure 21 giugno 2002