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"Lapis" edizione 09-10/05



280.000 tonnellate di miele all'antibiotico


Il Comitato veterinario apistico del Lazio ci segnala che questo è il quantitativo di miele (pari a un terzo degli scambi comunitari) che, nel corso del 2003, è risultato contaminato in Europa, prevalentemente con antibiotici.
Come documenta il sistema di allarme comunitario sugli alimenti, emerge un livello di contaminazione del miele che non è assolutamente proporzionato all'importanza che questa derrata alimentare riveste nell'alimentazione degli europei.
I rappresentanti dell'import/export di miele dichiarano che quantomeno un terzo del mercato internazionale è stato riscontrato (e tutto quello che non ha subito controlli di sorta?) con importanti presenze residuali.
Tali contaminazioni, oltre a quelle ultra notorie e di proporzioni estesissime della Cina, riguarderebbero il 44,5% del mercato indiano, il 28,2% di quello argentino, il 25,3% di quello francese, il 21,8% di quello dei paesi dell'Est ecc.
Solo nella vecchia Europa si consumano annualmente 12.500 tonnellate di antibatterici, metà per uso clinico, metà per uso veterinario e per l'acquacoltura.
Tre studi europei, che hanno coinvolto 13 Paesi, hanno dimostrato che gli antibiotici si ritrovano nel suolo che è concimato o irrigato, nelle acque in uscita dai depuratori, in quelle di superficie e persino nelle fonti di acqua potabile. Tetracicline, macrolidi, sulfonamidi sono le famiglie di principi attivi riscontrate con più frequenza. L'esposizione a basse concentrazioni di farmaci e loro miscele potrebbe causare gravi effetti sia sull'uomo che sull'insieme degli equilibri ambientali e vitali.
E' in proposito crescente, quantomeno in Europa, il livello di preoccupazione e di allarme.
L'U.e. sta assumendo provvedimenti sempre più restrittivi sull'autorizzazione di utilizzo di tali utili ma pericolose sostanze, e particolarmente nel comparto degli allevamenti. Nel caso delle api, contrariamente ad altri paesi quali ad esempio gli USA, l'Unione Europea non autorizza trattamenti con sostanze antibiotiche.
Nessuno, però, può contestare una verità incontrovertibile nel caso degli allevamenti apistici: pressoché la totalità delle contaminazioni di prodotti apistici non è certo dovuta ad inquinamento ambientale, ma è conseguente alla somministrazione da parte dell'apicoltore di antibiotici alle api, prevalentemente per la "cura" delle patologie della covata. Non abbiamo la presunzione di pensare che il comparto apistico nazionale sia totalmente esente da tale consuetudine produttiva e, effettivamente, si sono verificati anche importanti casi di rinvenimento di partite di miele contaminato di produzione italiana. Né vogliamo certo ripetere l'errore di presunzione fatto da autorità e organizzazioni agricole, a suo tempo, nel caso della vacca pazza.
Siamo, nel contempo, più che consapevoli delle gravi preoccupazioni per la sostenibilità della produzione economica del miele nel nostro paese a fronte di quotazioni all'ingrosso del miele incompatibili ed inaccettabili.
E' però ora di rendersi conto che la sfida della sopravvivenza di questo comparto produttivo passa anche e proprio dalla capacità di raggiungere, quale precondizione per stare sul mercato, l'obiettivo di allevare api senza uso di antibiotici e di conseguenza produrre miele senza residui di sorta. Il consumatore, infatti e con piena ragione, esige che il miele sia coerente con la sua immagine di assoluta naturalità ed incontaminazione.
Per alcuni apicoltori, probabilmente, significa e significherà sempre più una "rivoluzione copernicana" nel modo di gestire ed allevare le api. Solo quella parte della filiera del miele italiana che riuscirà a raggiungere tale ambizioso obiettivo avrà l'opportunità di poter continuare la competizione con quanti nel mondo non hanno neppure la consapevolezza della gravità della situazione. Gran parte delle apicolture tradizionali dei principali paesi produttori ed esportatori di miele non esprimono sforzi di sorta per modificare e di migliorare le loro "consuete" procedure di allevamento e di lotta sanitaria, neppure a fronte della gravi conseguenza che comportano, come dimostrano i fatti di questi giorni sulla pappa reale.
La parte più avanzata e consapevole dell'apicoltura italiana si gioca anche su questo terreno le possibilità di sopravvivenza nel tempo.
Ricorre quest'anno l' importante anniversario della prima pubblicazione dei contributi, scientifici e filosofici, di Albert Einstein che tanto contribuirono alla costruzione di quel relativismo che ha saputo seppellire l'ignoranza innalzata a dogmatica norma cogente per tutta la società.
Quell'uomo geniale ebbe, fra l'altro, a dire: "La vita è come una bicicletta: bisogna andare avanti per non perdere l'equilibrio".
Francesco Panella, Novi Ligure 27 agosto 2005