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"Lapis" edizione 12/04



TERRA MADRE
Sono lieto di poter, per una volta almeno, parlare di un avvenimento che mi ha intensamente colpito e che ha suscitato enormi e trasversali consensi se non addirittura entusiasmi. Un grande movimento si affaccia alla ribalta del mondo per discutere della produzione, distribuzione, consumo dell'energia primordiale ed indispensabile all'uomo: il cibo. E' l'Onu della terra madre che si è accampato in ottobre fra Torino, le colline delle Langhe e del Roero, le montagne del Piemonte Cinque mani di contadino unite da un amore, una fatica eterna, una madre comune: la terra. Un gesto simbolico, quasi un intrecciarsi di valori, sfide, paure e successi attorno a questo grande messaggio culturale partito dal Piemonte per arrivare a tutti i confini del mondo. Una piccola babele di lingue, costumi, esperienze, di mani che hanno scavato nella terra, l'hanno fatta fruttare. Una grande e variegata assemblea: 4888 uomini che lavorano la terra, la vivono tutti i giorni, la sudano e la amano, la rispettano come una madre, come una parte di loro, come una fetta della loro vita. I rappresentanti delle comunità del cibo di centotrenta Paesi a discutere di agricoltura sostenibile, di commercio equo, del diritto delle donne ad avere un ruolo nell'agricoltura. Questa è la sfida e il messaggio: deve finire il dualismo fra produttori e consumatori. I consumatori diventino co-produttori, siano parte attiva nel conoscere i cibi e sostenere l'economia agricola.
E i produttori seguano la strada senza ritorno della qualità, delle coltivazioni sostenibili e della giustizia sociale. Questo grande evento ha visto una collaborazione inedita, di là degli schieramenti e delle bandiere d'appartenenza, di una moltitudine di soggetti sensibili all'appello di Slow Food. Si è potuta realizzare grazie all'efficienza ed altruismo di migliaia e migliaia di volontari in sinergica operatività con l'investimento ed insostituibile ruolo di Regione Piemonte, Comune di Torino e Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Carlin Petrini, presidente di Slow Food apre i lavori in una sala gremita da mille colori:"I politici sono molto slow a capire, ma il messaggio di "Terra madre" lascerà segni profondi: i cinquemila contadini incontratisi a Torino, in questi giorni hanno fatto politica, nascerà una rete di cooperazione internazionale senza comandanti".
Dopo l'assemblea plenaria, con un ordine ed un'organizzazione dell'ospitalità così come dell'attività di chiaro stampo ed efficienza contadina, la reciproca conoscenza, le discussioni, l'elaborazione proseguono in decine e decine di gruppi di lavoro con taglio seminariale. Al miele sono dedicati, in due successive giornate, ben due importanti "laboratori" e vi prendono parte svariate decine di apicoltori d'ogni parte del mondo. Il mondo del miele di qualità italiano è ben presente e partecipe, la rete dell'Unione degli apicoltori italiani è una delle oltre 1200 comunità del cibo che contribuiscono attivamente all'individuazione ed elaborazione degli elementi su cui costruire un'alternativa di tradizione ed innovazione per produrre, sopravvivere e vivere. Avremo spero modo di ritornare sui primi esiti di un dibattito che anticipa anche per i mieli del mondo un possibile futuro non basato sullo svilimento e l'omologazione. Il principe Carlo d'Inghilterra, in kilt tra i coltivatori, interviene nell'assemblea plenaria conclusiva al quarto giorno dell'incontro mondiale delle comunità del cibo e, fra l'altro dichiara: "Si dice che il fast food sia economico, ma solo perché restano fuori dai calcoli i costi sociali e ambientali. Sono portato a dubitare che gli effetti degli OGM rappresentino un contributo al miglioramento dell'Umanità. Non sono convinto che si sia appresa la lezione che manipolare la natura è nella migliore delle ipotesi un'attività incerta. Manipolare la natura è business pericoloso. Non sono convinto che abbiamo appreso la lezione dal passato. È importante chiedersi se la fiducia riposta da alcuni nelle potenzialità delle biotecnologie sia un pio desiderio o sia generata da interessi di parte. A lungo termine bisognerà chiedersi se tali metodi risolveranno i problemi dell'umanità o ne creeranno altri. Ci sono esempi di come l'uso dei pesticidi o tentativi di miglioramento ambientale fatti in un certo modo siano stati sbagliati. Non credo che abbiamo imparato la lezione".
Francesco Panella
Novi Ligure, 17 novembre 2004