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"Lapis" edizione Giugno/02


Piove… guarda come piove…: sul miele!

Da un po' di tempo il motivetto di una delle canzoni che rimbombano dalla stanza di mio figlio mi perseguita, incessante, per la testa. Prima il freddo siccitoso, poi la primavera senza acqua ed infine questa dimensione, grondante d'acqua, alla Garcia Marquez, che ci accompagna da qualche settimana.
Le produzioni primaverili hanno buttato bene, per ora, solamente nelle isole ed in alcune zone del meridione; dal centro al nord d'Italia, invece, ciò che riporta "radio apicoltore" è un succedersi di famiglie morte per fame, pesti e virosi varie, sciamature a randa con produzioni di miele scarse se non nulle.
Sulla stagione sembrano, al momento, addensarsi le nubi nere della tempesta, ma la ragion d'essere apicoltori trae dalla pazienza e dalla costanza del mondo rurale l'esperienza e la forza per augurarsi che il vento giri e la buriana traduca i fiumi d'acqua, di cui è pregno il terreno, in bei quintali di miele.
La tempesta che spira sul mercato del miele europeo potrebbe, anch'essa, assumere risvolti impensabili e con possibili buone evoluzioni di scenario. La buriana del cloramfenicolo (sostanza wanted in tutti i settori zootecnici da anni) e di altri antibiotici non consentiti in apicoltura (terramicina, streptomicina, ...), ma massicciamente presenti nel miele di origine cinese ed in altre "miscele di mieli" dichiarate d'altra origine, ma in realtà con miele cinese, sta contribuendo a chiarire ruoli e posizioni.
Il gruppo miele del COPA-COGECA ha maturato, con un poco di fatica, una posizione, in vista dell'incontro di tutta la filiera con la Commissione Europea, lo scorso 29 aprile. Si confrontavano, nell'intenso dibattito dei rappresentanti apistici d'Europa, due logiche:
o una che, a partire dall'uso frequente di antibiotici da parte, anche, degli apicoltori europei e dai rischi di approvvigionamento del mercato, proponeva soglie di tolleranza dei residui di antibiotici relativamente elevate, per la scarsa pericolosità, dati i consumi medi giornalieri;
o l'altra che prioritariamente privilegiava l'incompatibilità dell'immagine del miele con la presenza di antibiotici di sorta, anche in quantità irrisori rispetto ad altre derrate quali latte (fino a 200 ppb di streptomicina!) e uova.
Grazie ad un inedito fronte (noi italiani, spagnoli e paesi del nord), la posizione unitaria degli apicoltori europei è risultata: l'unica soglia accettabile di residui di antibiotici nel miele è quella del limite di rilevazione: 15 ppb! Al contrario l'organizzazione degli importatori/confezionatori (FEEDEM) si è presentata alla Commissione europea chiedendo di determinare una soglia di 50 ppb, per le varie famiglie di antibiotici, e di 100 ppb, per la streptomicina. Si è, quindi, potuto rimarcare nitidamente qual è il baratro d'approccio che differenzia i produttori e gli importatori del miele.
Abbiamo potuto ricordare agli importatori che si sono resi responsabili prima della importazione di miele adulterato che è stato dirottato (dopo le denunce del 1997, in particolare del dossier francese, e la nostra battaglia sulla Direttiva miele) sui mercati meno attenti alla qualità per arrivare, poi, all'importazione di grandi quantità di "mieli" contenenti un antibiotico vietato e gravemente sospettato di effetti nefasti per la salute dei consumatori. Abbiamo potuto, pure, ricordare alla Commissione Europea che ciò si è verificato, anche, per i suoi ritardi e le carenze di politica: sia per la difesa dei caratteri minimi di prodotto e sia per l'impossibilità di differenziazione della qualità del miele.
La Commissione ha assunto un atteggiamento, per noi, inconsueto ed ha espresso una forte volontà d'indirizzo per una maggiore incisività e serietà delle politiche comunitarie. Il blocco all'importazione di miele dalla Cina non dovrebbe essere rimosso fino a quando non ci saranno tutte le garanzie necessarie.
Il dott. Alvarez de La Puente della Commissione ha, tra l'altro, dichiarato che: "la Commissione è, disponibile ed interessata a sostenere politiche per la difesa della qualità del miele. Qualora gli apicoltori europei avanzassero una seria politica di marchio qualitativo, quale quella richiesta dagli apicoltori italiani con il Miele Vergine Integrale, la Commissione sarebbe disponibile ad investire risorse promozionali per meglio orientare i consumatori europei".
Le sfide ed i traguardi sono tanti e complessi:

  • la tecnica di lotta sanitaria di tutti i produttori di miele italiani deve migliorare;
  • neanche un residuo di antibiotici è accettabile nei mieli d'Italia;
  • il riconoscimento qualitativo per i mieli italiani di qualità può e deve essere sancito.


Quest'anno le quotazioni del miele saranno in decisa salita e, quindi, nonostante lo scroscio alla finestra, cova in me la sensazione e la speranza che ci attendano copiosi melari colmi di sano miele italiano della miglior qualità.
Francesco Panella
Novi Ligure 10 maggio 2002