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L'atto conclusivo
delle nostre fatiche di "apicoltori" è la "smelatura"
ossia l'estrazione del miele dai telaini; prima dell'avvento delle
odierne tecniche apistiche essa veniva effettuata mediante spremitura
dei favi e ulteriore filtraggio, oggi, in apicoltura razionale, tale
metodo è inutilizzato sia per la poca praticità, che per "l'economia"
del lavoro delle api;
infatti, la distruzione dei favi implica un notevole lavoro di "ricostruzione"
che porta via tempo e risorse, con l'avvento dell'apicoltura
moderna i favi ("i telaini") vengono solo svuotati e ridati
alle api quasi intatti.
Andiamo a vedere come
si effettua una moderna smelatura e le attrezzature necessarie (premettendo
che in apicoltura gli attrezzi base sono quasi sempre identici sia
per il grosso produttore che per l'hobbista).
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La prima operazione
da effettuare è l'asportazione dei melari dai
rispettivi nidi, per tale operazione solitamente ci si avvale
di un utilissimo strumento (quasi sempre sottovalutato):
"l'Apiscampo" il quale non è altro che un diaframma
orizzontale con un apertura al centro larga da un lato e stretta
o ramimificata in tante piccole uscite dall'altro, esso viene
posto sotto il melario da asportare facendo attenzione di posizionarlo
con l'apertura più grande il alto, così facendo le api, nel giro
di una nottata, lasceranno il melario e il prelievo di quest'ultimo
sarà estremamente facilitato; ovviamente le grosse aziende usano
sempre di più per lo scopo, dei soffiatori ad aria con i quali
"soffiano" via le api dai melari posti preventivamente
in verticale sopra gli alveari.
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Una volta prelevati,
i melari vengono trasportati nel laboratorio di smelatura, qui
i telaini vengono disopercolati
cioè vengono tolti i "tappi" di cera con i quali erano
stati sigillati (opercoli), per tale operazione ci si avvale sia
di un coltello seghettato per asportare lo strato di cera esterno,
sia di una speciale forchetta per andare sulle parti inaccessibili
al coltello, ovviamente a livello industriale le cose cambiano
ci si può imbattere in coltelli riscaldati o addirittura in disopercolatrici
semi automatiche. Gli opercoli vengono raccolti in una vasca con
griglia (dove il miele residuo filtrando si raccoglierà sul fondo)
chiamata banco disopercolatore, i telaini, invece, una volta pronti
vengono posti nello smelatore.
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Gli
smelatori non sono altro che delle "centrifughe", essi
sono di due diversi tipi: tangenziali (in cui i telaini
girano in modo tangenziale al centro (in questo tipo di smelatori
la smelatura avviene per facce, una volta smelata la prima facciata
bisogna girare il telaino manualmente per far si che venga smelato
dall'altro lato); radiali (in cui i telaini girano
in modo radiale al centro, per smelare entrambe le facce basta
invertire il senso di rotazione senza girare i telaini). Il miele
che fuoriesce dai favi si raccoglie sul fondo dello smelatore,
da qui elettricamente (con una pompa) o manualmente passa al "maturatore".
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Prima di versare
il miele dentro il maturatore esso viene filtrato onde
eliminare qualsiasi corpo estraneo, vi sono vari tipi di filtri,
ma il più efficace è quello a sacco attraverso il quale il miele
subisce una doppia filtrazione prima grossolana e poi finissima
con un sacco a velo. Dentro il maturatore il miele deve stare
qualche giorno (anche 10-15) in tale tempo eventuali corpuscoli,
schiuma etc. decantano rendendo il prodotto ancora più limpido,
è importante sottolineare che dentro il maturatore il miele non
perde umidità anzi, in particolari condizioni addirittura la acquisisce.
Una volta maturo (decantato) esso può essere invasettato
e se conservato bene manterrà a lungo la fragranza e gli aromi
che possiede appena smelato.
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